Il doloroso principio di Brescia
La sentenza che ha assolto tutti gli imputati accusati per la strage che procurò otto vittime e più di cento feriti in Piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974 delude la sete di giustizia dei parenti delle vittime, della città intera e genera una sensazione di impotenza difficile da sopportare. D’altra parte questa conclusione, per quanto deludente, era quasi inevitabile. A sostegno dell’accusa c’era poco più di un teorema, per quanto credibile, mentre le prove, dopo tanti anni, erano quasi impossibili da reperire.

La sentenza che ha assolto tutti gli imputati accusati per la strage che procurò otto vittime e più di cento feriti in Piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974 delude la sete di giustizia dei parenti delle vittime, della città intera e genera una sensazione di impotenza difficile da sopportare. D’altra parte questa conclusione, per quanto deludente, era quasi inevitabile. A sostegno dell’accusa c’era poco più di un teorema, per quanto credibile, mentre le prove, dopo tanti anni, erano quasi impossibili da reperire. La Corte d’Assise non poteva che deliberare assoluzioni che non soddisfano nessuno: se avesse condannato senza prove sufficienti non avrebbe fatto giustizia, ma creato dei capri espiatori per soddisfare un’esigenza di verità legittima, ma che ormai potrà essere soddisfatta solo dalla storia.
Può darsi che ulteriori fasi processuali, se saranno richieste dalla procura, lascino aperto il caso giudiziario, ma più passa il tempo meno credibili risulteranno gli accertamenti. E l’eventuale nuovo processo finirebbe col basarsi ancor più su ricostruzioni storico politiche. Il tempo, poi, passa anche per gli imputati e, anche senza provare per loro alcuna simpatia, a un certo punto si porrebbe il dilemma morale già sollevato in altri casi: se sia giusto far pagare a persone ormai anziane il fio di colpe commesse in gioventù, per quanto orribili. L’assoluzione fa considerare innocenti gli accusati, il che ovviamente non cambia l’opinione sulle deliranti scelte politiche passate di alcuni di loro. Ma vale il principio: meglio dieci colpevoli assolti che un solo innocente condannato. Principio da difendere soprattutto quando farlo è così doloroso.
Può darsi che ulteriori fasi processuali, se saranno richieste dalla procura, lascino aperto il caso giudiziario, ma più passa il tempo meno credibili risulteranno gli accertamenti. E l’eventuale nuovo processo finirebbe col basarsi ancor più su ricostruzioni storico politiche. Il tempo, poi, passa anche per gli imputati e, anche senza provare per loro alcuna simpatia, a un certo punto si porrebbe il dilemma morale già sollevato in altri casi: se sia giusto far pagare a persone ormai anziane il fio di colpe commesse in gioventù, per quanto orribili. L’assoluzione fa considerare innocenti gli accusati, il che ovviamente non cambia l’opinione sulle deliranti scelte politiche passate di alcuni di loro. Ma vale il principio: meglio dieci colpevoli assolti che un solo innocente condannato. Principio da difendere soprattutto quando farlo è così doloroso.